Nella seduta del 28 aprile, uno dei punti all’ordine del giorno prevedeva l’approvazione delle direttive per la variante di conformazione del Piano Regolatore Comunale al Piano Paesaggistico Regionale. Si tratta del documento che definisce gli indirizzi sulla base dei quali verrà costruita la futura variante urbanistica e che, proprio per questo motivo, rappresenta una scelta che incide direttamente sul futuro del territorio.
Il punto è stato inizialmente presentato come un passaggio sostanzialmente tecnico e burocratico. La discussione che si è sviluppata in aula ha però dimostrato rapidamente il contrario. Fin dai primi interventi sono infatti emerse forti perplessità sui contenuti delle direttive, dando vita a uno dei confronti più lunghi e accesi dell’intera seduta, caratterizzato da numerosi interventi, repliche e controrepliche.
Al centro della discussione vi è stato inizialmente il passaggio relativo alla possibilità di limitare l’insediamento di strutture dedicate al recupero dalle dipendenze. Un tema sollevato dall’altro gruppo di opposizione e che ha aperto un confronto più ampio sul significato e sulle conseguenze delle indicazioni contenute nel documento.
I nostri interventi sui contenuti
Nel nostro intervento abbiamo evidenziato come il problema non fosse limitato a un singolo passaggio del documento ma riguardasse l’impostazione complessiva delle direttive.
Abbiamo ricordato che il piano regolatore non rappresenta un mero adempimento tecnico, ma una delle principali scelte strategiche sul futuro della comunità. Per questo motivo riteniamo che un documento di questo tipo debba andare oltre una semplice elencazione di vincoli o indirizzi settoriali.
Pur riconoscendo positivamente l’attenzione riservata ai temi della tutela ambientale e della valorizzazione del turismo lento, abbiamo sottolineato come tali elementi, pur condivisibili, risultino ancora parziali e insufficienti a definire una visione complessiva di sviluppo.
Abbiamo quindi evidenziato la necessità di superare un approccio eccessivamente orientato alla tutela passiva, rafforzando invece una visione capace di coniugare tutela e sviluppo. A nostro avviso il territorio non può essere governato solo per compartimenti separati o attraverso logiche esclusivamente difensive, ma richiede una strategia unitaria capace di integrare tutela ambientale, valorizzazione turistica, servizi alla comunità e crescita economica.
Nel corso della discussione il capogruppo di maggioranza Marco Pascoli è intervenuto sostenendo che il principio di inclusività non possa essere considerato assoluto e che strutture collettive di supporto sociale di questo tipo debbano essere limitate sul territorio per evitare possibili ricadute sulla comunità locale. Si tratta di una dichiarazione politicamente rilevante, perché introduce un criterio di esclusione molto netto rispetto a funzioni sociali e assistenziali che da sempre hanno caratterizzato il nostro territorio. Un’affermazione che ha ulteriormente alimentato il confronto e reso ancora più evidente la portata politica della discussione.
Un’ulteriore incoerenza tra concetti
Abbiamo poi evidenziato un’evidente e importante incoerenza. Nel testo delle direttive la vocazione turistica di Ragogna viene richiamata come elemento centrale, anche per giustificare le limitazioni di strutture collettive. Tuttavia, nei documenti di bilancio e di programmazione discussi nei punti precedenti di tale seduta e di altri consigli, non emergono risorse, progettualità o investimenti dedicati alla promozione o alla valorizzazione turistica. In sostanza: il turismo diventa centrale quando serve a sostenere un divieto, ma non trova la stessa centralità nelle scelte concrete di bilancio e programmazione.
Voce Comune ha quindi ampliato il confronto affrontando temi che nel documento risultavano assenti o poco sviluppati. In particolare abbiamo proposto di rafforzare l’attenzione al sistema del lago di Ragogna e delle aree contermini, considerandolo un elemento strutturante del territorio sotto il profilo ambientale, paesaggistico e turistico da leggere come ambito unitario di tutela, fruizione e valorizzazione sostenibile.
Abbiamo inoltre richiamato l’esigenza di favorire processi di rigenerazione urbana, con particolare attenzione ai nuclei insediativi esistenti e alle aree dismesse o sottoutilizzate, puntando sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e sul contenimento del consumo di suolo. Oltre alla necessità di valorizzare maggiormente il patrimonio già presente, incentivando forme di ricettività diffusa e un’offerta turistica integrata e compatibile con il sistema ambientale, culturale e delle attività locali.
Abbiamo infine evidenziato come turismo, ambiente e servizi non possano essere affrontati come temi separati, ma richiedano una strategia unitaria e una visione integrata del territorio, capace di mettere in relazione tutela, sviluppo e bisogni della comunità.
Un piano regolatore non è soltanto uno strumento urbanistico ma un progetto che orienta il futuro della comunità per molti anni. Per questo abbiamo sostenuto con forza la necessità di un percorso maggiormente collettivo tra i gruppi e costruito attraverso il confronto.
La proposta di rinvio e il passo indietro della maggioranza
Con il susseguirsi degli interventi è emersa una crescente difficoltà nel sostenere integralmente il testo nella sua formulazione originaria. Le criticità evidenziate non riguardavano più soltanto il singolo punto inizialmente contestato, ma investivano ormai l’impostazione generale delle direttive.
Alla luce delle criticità emerse il gruppo Voce Comune ha quindi proposto il rinvio del punto per consentire un approfondimento e una revisione complessiva delle direttive.
La proposta di rinvio è stata infine accolta e, di fatto, la maggioranza ha aperto alla modifica del documento, compiendo un passo indietro rispetto al testo originario. Il Consiglio comunale ha quindi deciso all’unanimità di rinviare il punto ad una successiva seduta.
Si tratta di un passaggio politicamente significativo perché ha consentito di rinviare l’approvazione di un documento che presentava criticità rilevanti riaprendo così il confronto sulle scelte che dovranno orientare il futuro sviluppo di Ragogna. Per Voce Comune il rinvio rappresenta l’occasione per migliorare concretamente le direttive e contribuire alla costruzione di uno strumento più completo, coerente e realmente condiviso.
Il resoconto del Consiglio Comunale del 28 aprile 2026 è suddiviso in otto articoli specifici, uno per argomento, che si trovano a questa pagina.
